giovedì 29 settembre 2016

Tre e trentasei


Venne la pioggia a lavare le pietre
a portare disagio e nuovo dolore
i giorni passano e tremano le ossa
lo sconforto ha lasciato il vuoto al commiato.
Non c’è tempo per la paura
ma lacrime per scavare volti e macerie
Un cronista chiede cosa si è sentito
alle tre e trentasei: -l’urlo della Terra
ci svegliava con voce tellurica
e un ammasso di pietre ritornava alla natura.-
Dio perdonaci se la nostra mano ha violato
la terra che ci hai donato in prestito,
seppelliscici con frammenti
di croce e calcinacci ma lasciaci
uno spiraglio affinchè
possiamo ancora essere salvati.
C’è un prima e un dopo scolpito nel tempo,
un passato che si sgretola
nella sabbia del presente
e parla fisso dai ruderi al futuro.
Si spengono le luci e arriva l’autunno
nelle tende c’è l’attesa desolante
la ferita sanguina nell’impotenza
si progetta lenta la ricostruzione

ecco una scuola per ricominciare

2 commenti:

  1. molto bella: invocazione, preghiera, speranza di un raggio di luce per ripartire

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