giovedì 24 dicembre 2015

Le Domeniche dell'Avvento


Abbiamo percorso strade polverose
affollate di vizi e virtù.
Abbiamo pianto per mille motivi
ed abbiamo gioito per tante effimere conquiste
Eccoci arrivati nel periodo dell’Avvento
una voce paterna quasi familiare
ci accoglie, invitandoci ad accendere una
candela per ogni Domenica.
Ecco una candela per Perseverare
nella ricerca della Fede.
Ecco un lume che offre la luce
per Perdonare i nostri nemici.
Ecco una fiammella accesa con pazienza
per Ascoltare con il cuore i nostri fratelli.
Ecco un lumino per ricordare di
Sovrabbondare nell’amore prossimale.
Ecco un cero per Pacificare l’angolo
intorno a noi ed inviare venti di pace.
Ecco la fiaccola del fuoco divino
accesa per Obbedire con spontaneità
al mistero dell’incarnazione.
Queste sei candele saranno compagne
nella veglia che rinfranca, con le parole
della Sapienza e della Preghiera.

domenica 20 dicembre 2015

Il tempo macina


Il tempo macina la nostra
conoscenza, nuove parabole
si creano secondo l’armonia
dei pensieri. Le stelle osservano
e si lasciano osservare, ad apprendere
nel presente l’anticipo del futuro.
Ma è intorno a noi che si manifesta
il mistero che affascina l’uomo
e rende l’umanità un mondo
in cui sperimentare la sfida
di vivere come fratelli.
Nel cuore si mescolano i sentimenti
e assommano i desideri di condividere
il sorriso e l’ottimismo
nel sincero sguardo d’un bambino.
Abbandoniamo l’egoismo delle paludose
logiche del consumo e dell’apparenza
Sosteniamoci nel viaggio alternativo
alla tossicità quotidiana, gustando
sapienza e comunione, elevando
al cielo la nostra preghiera
per un Natale di Gesù

sabato 12 dicembre 2015

La betulla

Transito nel gelido mattino
merletti di galaverna fioriscono
di candida luce sui rami
stelle cadenti di monete dorate
decorano la betulla lucida al ghiaccio
già ieri, avvolta nella nebbia,
appariva con meraviglia la gialla
chioma pendula dal bianco tronco.
Ebbene l’immagine non mi abbandona
si dipinge acquarello sulla retina.
Il passante sussurra al poeta
l’urgenza di descrivere l’emozione
vuole avere la certezza di rivederla
anche domani per sottrarre
un po’ di freddo all’inverno

venerdì 4 dicembre 2015

Una metamorfosi di colori


Il tempo sembra fermarsi
avvolto da un fluido morbido
nell’aria statica la coltre grigia
accarezza alberi e case.

Si ode il suono cadente
delle gocce sulle foglie
già distese su un tappeto lucido
marrone per macerare nel tempo.

La nebbia crea un paesaggio
sospeso in cui s’invita il pensiero
ad ascoltare i silenzi della natura
in una metamorfosi di colori

venerdì 27 novembre 2015

L’estroso fanciullo


A Camillo Sbarbaro
Un cieco mi par d’essere, seduto
sopra la sponda d’un immenso fiume.
Ora leggendo i versi tuoi rivedo
sulle rocce l’incanto dei fiori ocra,
quando piccolo guardavo rapito
i contorni ricamati dei licheni.
L’arida sterpaglia non offriva altro
nel freddo inverno, solo una siepe
di ginestra mi proteggeva dal vento.
Mi colse tardivo il fascino
dell’estroso fanciullo, intimo poeta
ahimè dimenticato, ma alto
dal sensibile tocco contagioso
con una delicatissima emotività.
Un uomo alternativo resistente,
virtuoso nel suo essere assente
eppure espressivo nel suo cantare
l’emozione delle sue sciocche lacrime
Viveva solitudini domestiche
un  mondo minimo di sofferenza
amato come se non fosse famiglia
Immerso, permeato dentro la natura
sapeva cogliere appassionato
non solo i licheni ma tutto ciò
che armonizzava con l’anima
in quello sguardo verso l’azzurro
del cielo, come quello del mare
vedeva oltre l’angusto mondo
abile a perdere il cuore trepidante
nell'accarezzare un filo d’erba

mercoledì 25 novembre 2015

Era rosso


Era rosso…
non era la prima volta,
il rosso sbavava sulla guancia
non sarà l’ultimo abuso,
rosso era il liquor
che t’accolse distesa
Le parole accompagnavano
i lividi e divennero denunce
Adesso è un incubo finito.
E’ rosso il rossetto
rossi i petali sparsi
rosse le scarpe della non violenza
rosse le cicatrici che porti con te
rossa è l’alba del rispetto
e della liberazione

lunedì 9 novembre 2015

La forza del passato

a P.P.Pasolini
Lo sguardo d’avanguardia venne
dal passato da quella forza dei ruderi
nascosti sotto la polvere del degrado.
Quella forza arcaica viva nell’anima
amante delle terra e dei mestieri
di sapienti mani contadine piene di terra
che trassero nutrimento con sudore

La forza di un giovane poeta
emergente, seppe disperatamente
soffrire e gioire strappandosi dalla provincia
con l’arte estrema delle sue idee

Forza che gli parlò dentro, nel vagare
randagio senza meta, sulle strade
delle borgate abbandonate al vento
cercando nei giovani occhi
la solitudine del proprio riflesso.

Una forza corsara declamata
sbattendo in faccia la vacuità
di una borghesia ignorante
figlia gravida di un cattolicesimo
ipocrita al servizio dei poteri servili

La forza del poeta più moderno tra i moderni
intellettuale dissacrante senza pietà
asservì la rabbia d’un vissuto infernale
nella parodia del perbenismo

Non seppe tacere, non trovando pace
creò scandalose rappresentazioni
profetiche per scuotere coscienze
e rallentare l’inarrestabile declino
di un Paese senza memoria

Quello fu l’unico modo di vivere la sua vita
Una forza soppressa tragicamente
dalla mano oscura del conformismo
in quella notte s’accese la luce del futuro
grazie alla morte s’esprime più forte la vita